L'Emilia Romagna, che nel 2009 ha registrato risultati tra i meno negativi in termini di export, ha aperto il 2010 con un calo delle esportazioni superiore alla media distrettuale nazionale: 6,4% contro il -0,7% del sistema Italia.A frenare è soprattutto la meccanica. L'analisi è contenuta nel monitor dei distretti industriali regionali, elaborato dal Servizio studi di Intesa Sanpaolo per Carisbo e Cariromagna, aggiornato al 31 marzo. Il 2010 si è aperto comunque con sette distretti su quattordici in crescita nell'export.Tra questi brilla Parma con l'alimentare (+31,9%) e la food machinery (+12,6%). Nei primi tre mesi del 2010 l'alimentare parmigiano ha esportato soprattutto in Francia (+36,2%), Germania (+77%) e Regno Unito (43,4%). Cala invece l'export verso il Giappone (-0,9%).A crescere, in regione, sono anche i mobili imbottiti di Forlì (+15,4%), le calzature di Fusignano (+16,8%), le macchine per il legno di Rimini (+8,5%), l'abbigliamento di Rimini (+19,1%) e le piastrelle di Sassuolo (+1,7%), quest'ultime soprattutto grazie alla domanda di Stati Uniti e Germania. Si ridimensiona sensibilmente anche il ritmo di caduta delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (-21%). Si osservano cali pesanti, seppure in attenuazione, anche nei distretti dell'abbigliamento di Carpi (-29,9%), dei ciclomotori di Bologna (-28,9%) e delle macchine utensili di Piacenza (-35,8%), mentre sono state decisamente più contenute le contrazioni nei distretti delle macchine da imballaggio di Bologna (-5,2%) e nel biomedicale di Mirandola (1,4%). Il sistema distrettuale sta cercando lentamente di recuperare il terreno perso, ma un rapido ritorno a livelli pre-crisi è poco probabile.
Foto: La Food Valley all'estero piace