Non passa la superpatata ogm, ma l'Ue la vuole ugualmente
Undici i paesi contrari, in primis l'Italia. Ma l'ultima parola spetta alla Commissione Ue. Che vuole approvare la coltivazione e insiste: «È sicura al 120% e sarà destinata solo a usi industriali»
Bruxelles
La superpatata transgenica Amflora della Basf non è stata approvata dai 27, ma la bocciatura di ieri potrebbe diventare una promozione domani visto che i voti contrari non sono stati sufficienti a derubricare il tubero della multinazionale tedesca dall'agenda e dai campi europei. I meccanismi comunitari prevedono infatti che ora spetti alla Commissione prendere la decisione definitiva sulla possibilità o meno di coltivare questo controverso prodotto. Il problema è che Bruxelles non sembra avere dubbi: «La patata è sicura al 120%», ha detto Barbara Helfferich, portavoce del commissario all'ambiente Stavros Dimas. In pratica non la considera una patata bollente, ma una patata buona. «È difficile poter dare questa garanzia», ribatte il ministro all'agricoltura Paolo De Castro.
L'Italia ha guidato la lista dei paesi che ieri si sono opposti alla coltivazione della Amflora della Basf, portandosi dietro anche Austria, Malta, Lussemburgo, Lettonia, Grecia, Danimarca, Polonia, Ungheria, Cipro ed Irlanda. In totale 11 paesi per 119 voti contrari. A favore invece Germania (paese della Basf), Regno unito, Belgio, Svezia, Lituania, Olanda, Slovacchia, Estonia e Finlandia, ossia nove Stati membri che però, date le maggiori dimensioni, raccolgono 130 voti. Si sono invece astenuti Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Bulgaria e Romania con il loro pacchetto di 96 voti.
Per impedire anche alla Commissione di approvare la patata transgenica era necessario arrivare ad una maggioranza qualificata di 255 voti, un obiettivo dimostratosi immediatamente irraggiungibile ieri pomeriggio. Come seconda opzione, il ministro de Castro sperava di arrivare a coagulare intorno a Roma un numero di paesi che arrivasse almeno alla maggioranza semplice degli Stati membri, ossia a 14, un risultato che avrebbe inviato un chiaro messaggio politico alla Commissione, obbligandola a molta prudenza ed anche, eventualmente, a nuove valutazioni di impatto ambientale e sanitario. Nemmeno questo è stato raggiunto ed ora si attendono le prossime mosse di Bruxelles, che fino ad ora ha preferito guarda solo ai rapporti dell'Efsa, l'Agenzia per la sicurezza alimentare di Parma, favorevole alla coltivazione, e non ha quelli critici sfornati tanto dall'Emea, l'Agenzia per i farmaci di Londra, quanto dall'Organizzazione mondiale della sanità.
Gli studi hanno dimostrato che la superpatata può creare resistenza a due antibiotici, la kanamicina e la neomicina, ma per l'Efsa questo non sarebbe un problema perché che i due antibiotici «non hanno nessuna importanza terapeutica, o hanno solo una rilevanza minore». Invece l'Emea e l'Oms affermano esattamente il contrario, ossia che kanamicina e neomicina hanno un presente ed un futuro importante nella medicina. La Commissione ha ribadito ieri che il giudizio dell'Efsa è quello buono, spingendosi però oltre, ossia affermando che la Amflora, assai più ricca di amido della patata normale, verrà solo destinata a «usi industriali e non entrerà mai nella catena alimentare». Il problema è che la portavoce del commissario all'ambiente dimentica che la superpatata, se approvata, verrà usata anche nell'alimentazione animale e che non esiste ancora una legislazione europea contro la contaminazione. Naturale per Legambiente prendere male il voto: «Non è una buona notizia». Le critiche più dure sono dirette verso l'Efsa: «Non consideriamo autorevole il parere di un organo che da quando è stato istituito non ha fatto altro che obbedire ai diktat delle multinazionali del transgenico». Intanto, in attesa della decisione di Bruxelles, c'è il rischio di nuova battuta d'arresto del fronte anti-ogm.
Proprietà dell'articolo
| autore: |
Alberto D'Argenzio
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| fonte: |
Il Manifesto
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| data di creazione: |
17/07/2007 |
| data di modifica: |
17/07/2007 |