Quanto funzionano i cibi «funzionali»
Dagli antigrassi agli antirughe che cosa sono e cosa fanno U ova
arricchite con omega 3, margarina con fitosteroli, zucchero con fibra prebiotica: quasi non passa giorno che non vengano immessi sul mercato nuovi alimenti, definiti «funzionali». E le loro «funzioni» sono davvero tante: dovrebbero aiutare ad abbassare il colesterolo, nutrire la pelle, aumentare le difese dell'organismo. E molto altro ancora.
Ma che cosa sono di preciso questi alimenti? Difficile dirlo, perché non esiste una legislazione specifica che lo definisca anche se esiste una loro «definizione» stabilita dal Ministero della Salute ( vedi box). In sintesi, comunque, gli alimenti funzionali vengono definiti tali se hanno proprietà che vanno oltre quelle nutrizionali dei cibi tradizionalmente intesi e che sono dovute a sostanze, spesso non nutrienti, capaci di promuovere effetti fisiologici potenzialmente favorevoli per la salute. Un esempio sono quegli alimenti ai quali un componente è stato aggiunto (come i batteri probiotici selezionati) o tolto per ottenere effetti benefici sulla salute e possono essere destinati alla popolazione in genere, o a gruppi specifici di persone. In realtà, ci sono moltissimi alimenti naturalmente dotati di composti protettivi: dall'aglio alla cipolla, dall'avena ai broccoli, dalla soia ai pomodori. Qui stiamo parlando, invece, di quelli prodotti industrialmente, ai quali i composti funzionali sono stati aggiunti.
Secondo una ricerca Freedonia Group/ AC Nielsen, gli alimenti funzionali e salutistici, comunque, già muovono in Europa un business di 5,7 miliardi di euro (di cui 700 milioni spettano all'Italia)e si stima che, nel 2009, tale cifra salirà a 9 miliardi.
Ma da dove «vengono» questi prodotti? Il concetto di alimenti funzionali è «nato» in Giappone negli anni '80; ad esso hanno contribuito sia studi epidemiologici che hanno evidenziato che alcuni alimenti in natura, in particolare quelli di origine vegetale (frutta, ortaggi, legumi e cereali non raffinati), esercitano un ruolo protettivo contro l'insorgere di varie malattie; sia le nuove tecniche che hanno permesso di conoscere meglio ed isolare i composti «funzionali » e inserirli in alimenti che non li contengono naturalmente o che ne contengono in basse quantità. Il latte e i suoi derivati sono stati i più utilizzati per motivi tecnologici, ma non mancano anche bevande, pane, pasta, derivati dei cereali, margarine. E la lista è sicuramente destinata ad allungarsi. Basti pensare che in Inghilterra un'azienda giapponese ha già lanciato i marshmallow (dolcetti di consistenza gommosa)con 3000 mg di collagene ciascuno, che vengono pubblicizzati come piacevole alternativa alle iniezioni antirughe. Davanti ad una gamma di prodotti tanto ampia, non è facile esprimere un giudizio, neppure per gli addetti ai lavori. Allora come comportarsi? «Se questi alimenti rappresentano un'opportunità per i consumatori, lo sono prima ancora per i produttori - avverte Alberto Battezzati, docente di Nutrizione umana e medico nutrizionista al Centro per lo studio della composizione corporea dell'Università degli Studi di Milano -. Una scelta mirata presuppone di valutare attentamente il proprio stato di salute e l'alimentazione. Solo dopo si potranno scegliere gli alimenti funzionali più adatti che vanno però integrati correttamente in una dieta complessivamente salutare. Ovviamente, per sapere come si sta e valutare strategie di prevenzione e terapia complessive, che comprendano anche gli aspetti alimentari, è opportuno rivolgersi a medici, nutrizionisti e dietisti».
«Ma al fianco dei cittadini - prosegue Battezzati - ci sono anche organismi come l'Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare e, naturalmente, il ministero della Salute che devono, rispettivamente, verificare se le proprietà nutrizionali dichiarate per i vari alimenti sono scientificamente fondate e vigilare sulla sicurezza di tutti gli alimenti in commercio».
Stabiliti i criteri che dovrebbero guidarci nella scelta, si possono anche ipotizzare gli errori più comuni, per evitarli? «Direi di sì - risponde Battezzati -. Per esempio, la presenza di proprietà funzionali in un certo alimento non deve far passare in secondo piano eventuali caratteristiche indesiderate, o portare a sopravvalutarne le proprietà benefiche».
«In realtà, - tiene a precisare - Gianna Ferretti, docente della Scuola di specializzazione in scienze dell'alimentazione dell'Università Politecnica delle Marche e curatrice del Blog Trashfood
- privilegiando vegetali e cereali non raffinati possiamo già soddisfare il fabbisogno di nutrienti essenziali e fattori protettivi. Per esempio, i polifenoli, di cui si conoscono le capacità antiossidanti, sono presenti nella frutta e negli ortaggi. Basterebbe privilegiare questi alimenti, per assumere polinefoli in buone quantità. Insomma, gli alimenti funzionali prodotti dall'industria non sono indispensabili se si riesce a seguire una dieta corretta».
nutrizionista
Proprietà dell'articolo
| autore: |
Carla Favaro
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| fonte: |
Corriere della Sera
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| data di creazione: |
30/09/2007 |
| data di modifica: |
30/09/2007 |