BRUXELLES Televisione, Internet, giornali e radio: tutti i media bombardano i consumatori con pubblicità di prodotti alimentari che fanno bene. Alla salute o alla linea. Ormai una vero e proprio passaporto per vendere. Ma questa sfilza di alimenti ci rendono veramente più sani e più belli? E' la domanda che si è posta la Commissione europea. Con risposte allarmanti, almeno per l'industria. No, nella maggior parte dei casi non è così. Certo, i super-pubblicizzati male non fanno, ma non sono nemmeno quei toccasana che gli spot vogliono farci credere.
Il tutto ha avuto inizio nel 2006 quando, un po' in sordina, è entrato in vigore un regolamento Ue sui messaggi nutrizionali e salutistici (in inglese claims ). Sulle prime la norma non ha prodotto grandi effetti, ma nel giro dei prossimi mesi potrebbe avere un impatto rivoluzionario sul mondo pubblicità e dei consumi: la gran parte dei brand basati proprio su salute e linea potrebbero sparire.
Al momento tutto il lavoro si sta svolgendo a Parma, dove l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sta esaminando i prodotti in commercio all'interno dei 27 paesi Ue che puntano sulla comunicazione del benessere: una montagna di carte che puntano a dimostrare che più di 4000 alimenti fanno bene alla salute. Insomma, quelli che abbassano il colesterolo, che fanno crescere i bambini, che prevengono le malattie, che si sostituiscono ad un pasto o che regolarizzano l'intestino. Le prime "sentenze" arriveranno a luglio, quando dall'Emilia partiranno alla volta di Bruxelles i primi 1000 giudizi.
Nell'attesa l'industria trema.
Il metro di giudizio di Parma viene definito «molto severo» dagli stessi addetti ai lavori di Bruxelles (i big dell'industria sono anche più scettici). Per farsi un'idea basta dare un'occhiata ai primi risultati: l'Efsa non sta esaminando solo i prodotti già sul mercato, ma anche quelli non ancora in commercio. Per questi ha ricevuto circa 200 notifiche e ad oggi ne ha valutate 38: meno di dieci hanno ottenuto il via libera. Non che facciano male, ma le prove scientifiche a loro sostegno non sono in grado di giustificare quelle miracolose promesse sulla capacità di renderci più forti, più sani e più belli. Insomma, contengono ingredienti che fanno genericamente bene (vedi i fermenti lattici degli yogurt), ma non sono in grado di fare i prodigi menzionati dai messaggi promozionali. E se i parametri di giudizio saranno gli stessi anche per i prodotti già in vendita, all'inizio del 2010 gli scaffali di supermercati e negozi assisteranno ad un'epidemia dei cibi salutari.
Chi si vedrà bocciare l'autorizzazione dovrà cambiare pubblicità e imballaggi. Almeno fino a quando (eventualmente) non sarà in grado di provare le doti del suo prodotto dovrà venderlo come tutti gli altri normalissimi cibi. Prospettiva che fa tremare industria e indotto, visto che quello del benessere è un mercato che tira: gli alimenti vengono venduti proprio perché fanno leva sul sempre più richiesto benessere. Con qualche eccezione: per fine marzo è infatti attesa una nuova proposta Ue per l'introduzione di un quadro globale sulle qualità nutrizionali che dovrebbe prevede profili specifici per alimenti come latte, pesce, cereali, ortofrutticoli, olio, carni e prodotti derivati che, per l'importante ruolo che hanno nella dieta dei cittadini, potranno beneficiare di parametri meno severi. Da questa lista sono al momento esclusi i prodotti dell'industria dolciaria, come cioccolata e biscotti. I prodotti normalmente consumati dai più piccoli.
I punti
I BATTERI Aggiungere alcuni batteri agli yogurt aiuterebbe la digestione, secondo la pubblicità. Ma la Ue contesta: non è stato accertato clinicamente GLI OMEGA Negli alimenti per l'infanzia vengono aggiunti acidi grassi perché aiuterebbero lo sviluppo del cervello e della vista, ma le verifiche non confermano COMPONENTI ATTIVI La Nestlè ha sviluppato 13 "componenti del cibo attivi fisiologicamente" che aggiunge a molti prodotti. I test sono risultati negativi
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PER SAPERNE DI PIÙ ec.europa.eu/dgs/health_consumer/index_en.htm www.agcm.it www.adiconsum.it