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PLASTICA come difendersi dal pericolo nascosto in bottiglie e biberon

Per la Giornata mondiale dell'ambiente il festival di cinema «verde» di Torino propone il film shock «Plastic Planet»: una denuncia contro industria e politica, che sottovalutano il rischio di tumori legati a una sostanza presente in molti contenitori per il cibo: il bisfenolo A

PLASTICA come difendersi dal pericolo nascosto in bottiglie e biberon l'Età della pietra, del bronzo e del ferro, l'umanità sta vivendo l'Età della plastica. Sessanta milioni di tonnellate prodotto ogni anno e un milione di lavoratori addotti al settore solo in Europa: dalle bottiglie d'acqua agli aerei, dai biberon agli schernii tv, dalle resine per dentisti ai giocattoli, tutto concorre a fare della Terra un Plastic Pianeta come recita il titolo dol "" " " film di Werner Boote, che ha avuto succes- PIANETA s o n e l l e s a l e in Austria e Germania e da lalocandii noi è in a n t e p r i m a del Festiv; questa sera a Torino, J ™ * al cinema Massimo, per la Gior nell'ambito della 13* dell'ambi* edizione del Festival £ 5 ™ * •Cinemambiente. che verrà «II g u a i o è c h e a presentati questo punto la plastica non è solo fuori, ma dentro di noi, nel nostro sangue» dice Boote, viennese, classe 1965, che per girare Plastic Planet ha •* viaggiato per dieci anni, in 25 Paesi del mondo, e ha incontrato scienziati, politici e industriali, alla ricerca della verità sugli effetti nocivi, sull'ambiente e sulla salute, di questo geniale derivato del petrolio. «Durante la lavorazione del film io e la mia troupe abbiamo deciso di farci fare le analisi del sangue: avevamo tutti quantità impressionanti di sostanze chimiche provenienti dalla plastica» racconta Boote. Una delle più pericolose è il bisfenolo A, un reagente che serve a produrre il policarbonato, cioè la plastica di cui sono fatte molte bottiglie, il rivestimento delle lattine di cibo, i biberon. Una sostanza che, rilasciata in cibi e bevande, ingeriamo ogni giorno. I Cdc (Centers for Desease Control and Prevention) americani hanno trovato bisfenolo nelle urine del 93 per cento delle persone che hanno sottoposto a controlli: se vivi nel Plastic Pìanet, insomma, hai bisfenolo in corpo. «Secondo molti studi scientifici, il bisfenolo è causa di tumori, sterilità, obesità e malattie cardiache» dice Boote. Si tratta di una sostanza organica - economica e perciò amata dall'industria - che si presenta come un ormone sintetico: è in grado cioè di imitare gli estrogeni femminili e dunque, una volta ingerita, può interagire con i sistemi ormonali dell'organismo. Frederick vom Saal, dell'Università del Missouri, diversi anni fa ha scoperto, sui topi, che il bisfenolo provoca alterazioni nella prostata del feto: alla nascita non sono visibili malformazioni, ma con gli anni quelle alterazioni portano a tumore. Giulio Signorile, presidente della Federazione italiana endometriosi, in aprile ha presentato uno studio che mette in correlazione la patologia dell'utero con l'esposizione in gravidanza al bisfenolo. Mentre Sarah Janssen, del Naturai Resources Defence Council, ha trovato una correlazione tra bisfenolo e cancro al seno. «Dopo che abbiamo reso pubbliche le nostre analisi del sangue, l'Austria ha bandito il bisfenolo dai biberon» racconta Boote. Anche la Danimarca l'ha fatto, cosi Canada e California, mentre in Italia, le segnalazioni di diverse associazioni non hanno ancora ottenuto risultati: sul sito dell'Istituto superiore D della sanità, nella scheda sul bisfenolo (datata 2008), si legge: «In base alle conoscenze attuali non ci sono motivi scientifici che precludono l'uso di biberon di plastica». E tuttavia grandi aziende come Chicco si sono adeguate a quel che succede sui mercati esteri, e hanno portato anche sugli scaffali italiani i biberon Bpa-free. La questione al centro del dibattito oggi non è la pericolosità del bisfenolo, ormai accertata (oltretutto la sua trasmigrazione aumenta di 55 volte se il recipiente di plastica viene riscaldato) ma la quantità tollerata dall'organismo. Mentre scriviamo, anche l'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sta prendendo decisioni sui biberon e sul limite di bisfenolo che si ritiene l'organismo possa metabolizzare ogni giorno senza danni: oggi l'Efsa considera sicura la soglia di 0,05 milligrammi per chilo corporeo. Patricia Hunt, ricercatrice della Washington University che studia il bisfenolo da anni, intervistata da Boote nel film, la pensa diversamente: «Nei miei esperimenti ho trovato effetti nocivi da bisfenolo anche a 0,02 milligrammi di dosaggio, cioè poco più di un terzo di quello oggi ritenuto innocuo». Che si scelga la linea morbida o la tolleranza zero, è comunque difficile difendersi. Boote conclude il film portando in regalo a Margot Wallstrò'm, già ministro europeo per l'Ambiente, un mappamondo gonfiabile. Proprio quello che molti di noi hanno regalato ai figli pensando di fare una cosa intelligente: Boote è stato in una fabbrica cinese dove lo producono, ma non è stato ammesso nell'impianto. La ricetta della plastica, evidentemente, è custodita come un segreto prezioso. «La cosa che mi ha sorpreso di più girando il mondo è stato capire che scienziati, politici e authorities sono al corrente della pericolosità della plastica da parecchi anni. Ma nessuno ha stabilito regole e controlli per ridurre il rischio». Anche per la mancanza di alternative: la plastica ecologica estratta da mais o zuccheri non è indeformabile, non resiste alle alte temperature, e in più è cara. «La buona notizia, però, è che, dopo aver evitato per un anno e mezzo bottiglie e stoviglie di plastica, ho rifatto le analisi e il bisfenolo era molto diminuito. Da allora cerco di usare ogni volta che posso il vetro: tra l'altro, bevande e cibo sono anche più buoni». CRISTINAMOCHI •

Foto: INCHIESTA SENZA CONFINI Sotto, il regista Werner Boote (a destra nella foto), 45 anni, viennese, con un planisfero di plastica made in China: difficile sapere quali sostanze chimiche contiene perché chi lo produce non comunica la «ricetta»


Foto: NOVELLO MOORE Beppe Grillo è protagonista di un documentario su come Londra stia affrontando inquinamento e riscaldamento globale. Nel suo soggiorno ha visitato il quartiere ecosostenibile BedZed, realizzato già dieci anni fa

Proprietà dell'articolo
autore: CRISTINA MOCHI
fonte: Il Venerdi di Repubblica
data di creazione: 04/06/2010
data di modifica: 04/06/2010