Come accade ormai da tradizione, negli anni pari Federalimentare organizza la propria Assemblea Annuale a Parma, in concomitanza con Cibus, il Salone internazionale dell'alimentazione. Nel corso dell'Assemblea, che è stata dedicata al tema "Fattore Export, fra tradizione, qualità ed internazionalizzazione", il Presidente Gian Domenico Auricchio ha presentato il bilancio dell'industria alimentare nel 2009, fornendo anche alcune previsioni relative al 2010. Il quadro generale II 2009 è stato caratterizzato dal perpetuarsi dei fattori di crisi che già avevano duramente scosso le economie mondiali sul finire del 2008, con il PIL italiano che ha segnato un 5,1°/o, il peggior risultato dal dopoguerra ad oggi, ed il tasso di disoccupazione che ha superato l'8°/o, comunque al di sotto del 1O°/o raggiunto negli USA e nell'Elirozona. L'export complessivo del nostro Paese ha chiuso con un arretramento del -21,4%, un taglio senza precedenti negli ultimi 50 anni, mentre la dinamica dell'inflazione è stata positiva, con un'oscillazione attorno allo 0,8%, un andamento peraltro influenzato dalla ridotta capacità d'acquisto delle famiglie e dalla conseguente erosione dei consumi. Se è vero che nell'ultima parte del 2009 i trend di discesa dei principali parametri economici si sono stabilizzati e sono via via emersi profili di ripresa, bisogna tenere in considerazione il fatto che il taglio del PIL nazionale maturato nell'ultimo biennio e la faticosa reazione prevista nel 2010-2011 costringeranno presumibilmente il sistema ad una lunga fase di assestamento. In questo quadro economico così complesso, l'industria alimentare si conferma secondo settore produttivo del Paese, dopo quello metalmeccanico, con un fatturato pari a 120 miliardi di euro (tabella 1). Nel 2009 la produzione alimentare ha mostrato una sostanziale "tenuta" che ha esaltato ancora una volta le sue doti anticicliche. Il trend produttivo dell'anno scorso, pur in calo, si è assestato al -1,5°/o ed il 2010 è iniziato bene: nel primo bimestre la produzione è aumentata del +2% e l'anno dovrebbe vedere il ritorno della produzione alimentare in prossimità dei livelli del 2008, ovvero vicino ai massimi storici raggiunti dalla industria alimentare. Malgrado le flessioni di questo ultimo periodo, l'industria alimentare evidenzia, sul passo lungo, performance decisamente più brillanti rispetto al totale Industria del Paese: nell'ult i m o decennio la produzione alimentare segna i n f a t t i una crescita del +10,1%, a fronte dell'arretramento del -18,6% del totale Industria nazionale. Per quanto riguarda invece i consumi la dinamica 2009 è stata contraddistinta da preoccupanti flessioni, che si sono ripresentate anche ad inizio 2010. In media d'anno i consumi alimentari hanno totalizzato infatti un calo in quantità del -3,6 %, il peggior dato degli ultimi decenni, che fa seguito al già negativo -2,9 % del 2008. Settori produttivi: chi sale e chi scende A livello di comparti, va segnalata la buona dinamica produttiva 2009 del settore oleario, che nei primi undici mesi dell'anno ha registrato un brillante +5,2%, seguito dal comparto delle fette biscottate e dalla pasticceria conservata (+2,8%), oltre che dalla distillazione miscelatura degli alcolici (+4,5%). Ci sono poi alcuni settori che "resistono", mostrando variazioni marginali oscillanti attorno allo zero, ovvero il vino (+0,8%), il molitorio (-0,1%) e la lavorazione di carne e derivati (-0,9%). In flessione marcata, invece, i succhi frutta (-11,8%), i condimenti e spezie (-12,9%), l'alimentazione e i gelati (-7,3%). Il dato ufficiale sull'alimentazione animale (-10,9%) appare non centrato all'associazione di categoria competente, che stima un consuntivo a fine anno tra il -3 e il -4°/o. Tassi analoghi a quelli associati al comparto cioccolatiera (-4,6%), al pane e ai prodotti di pasticceria freschi (-5,9%) ed al settore lattierocaseario (-3,2%). Si fa invece notare in termini positivi il ritrovato trend espansivo del segmento dei "piatti pronti" che, con un +1,6%sugli undici mesi, evidenzia, al di là della crisi presente, una tendenza di fondo del mercato: quella che premia i prodotti innovativi e con più elevato contenuto di servizio, capaci cioè di andare meglio incontro alle esigenze dei consumatori di oggi. L'importanza del fattore export L'industria alimentare italiana è tradizionalmente caratterizzata da una forte vocazione internazionale ed i nostri prodotti rappresentano vere e proprie bandiere del Made in Italy nel mondo. L'export costituisce un valore determinante per le aziende storiche dell'alimentare, che dimostrano una maggiore propensione all'internazionalizzazione: in queste imprese, le esportazioni valgono il 26% del fatturato, contro il 16,7% della media nazionale. Un risultato raggiunto anche grazie alla propensione export-oriented di alcune regioni italiane, tra cui spiccano Campania, Piemonte e Puglia (tabella 2). Nei primi dieci mesi del 2009 le esportazioni del settore hanno segnato un calo del -4,9% sull'anno precedente, totalizzando complessivamente 19 miliardi di euro. Un dato in recupero rispetto ai segni "meno" di inizio anno, che oscillavano attorno al -7%, e che evidenzia il netto vantaggio accumulato dal trend di settore rispetto a quello del totale Italia, che ha chiuso l'anno con una diminuzione del -21,4%. L'andamento dell'export soffre soprattutto della discesa del mercato nordamericano, appesantito dai cali del - 9 , 1 % degli USA e del -5,0% del Canada, cui si sono aggiunti quelli, più ridotti, dei grandi mercati europei, a cominciare dalla Germania, primo sbocco del food and drink nazionale, (-3,4%), e poi dalla Francia (-2,1%) e dal Regno Unito (6,5%). Fra i comparti di maggior peso sul versante esportativo, ha brillato la "trasformazione degli ortaggi", seguita dal molitorio, dalla birra e dal dolciario (vedi grafico 3). Nel primo bimestre di quest'anno, le esportazioni alimentari sono tornate a crescere, segnando un +2,5% che aiuta a compensare la flessione dei consumi interni (-2%) e facendo registrare così il primo segno positivo nel settore dopo oltre un anno e mezzo. Uno sguardo di maggior respiro permette inoltre di sottolineare la solidità dell'espansione commerciale del settore food: nell'ultimo decennio l'export dell'industria alimentare in valuta corrente è cresciuto del +53,1%, contro un ben più modesto +11,4% toccato in parallelo dall'export totale del Paese. Guardare al futuro con fiducia II Centro Studi Federalimentare ha condotto una ricerca intitolata "100X100 Made in Italy" che ha visto coinvolte cento imprese centenarie del settore alimentare. Dall'indagine è emerso come 10 spirito del comparto sembri improntato a l l ' o t t i m i s m o . L'81,3% delle aziende intervistate ha infatti dichiarato di guardare al futuro con "moderata fiducia" o addirittura con la certezza che la ripresa dell'economia è ormai vicina. Ottimismo confermato anche da un altro risultato della ricerca: per 7 aziende su 10 (il 68,4%) le incertezze dell'economia globale possono anche generare conseguenze positive per l'avvenire della food industry, aprendo mercati nuovi e permettendo a chi sa osare di conquistare posizioni e quote di mercato. In futuro l'industria alimentare, e non solo, dovrà sempre più avere a cuore le istanze di matrice ambientale, attivandosi per utilizzare in maniera responsabile le risorse. Questo aspetto dovrà essere fondamentale nella definizione delle politiche industriali e costituirà uno dei principali indicatori del livello di crescita culturale dell'attività d'impresa, oltre che un fattore competitivo determinante non solo per singoli settori, ma per l'intero sistema produttivo del Paese. 11 Presidente di Federalimentare ha voluto sottolineare che: «Come Industria Alimentare, siamo fortemente interessati al mantenimento degli ecosistemi e alla difesa dell'ambiente nel quale le materie prime agricole nazionali e importate che trasformiamo vengono prodotte, e siamo convinti che le strategie e le politiche ambientali per l'impresa debbano essere responsabilmente pensate e attuate nel pieno rispetto dei tre pilastri ambientale, sociale ed economico - che costituiscono i presupposti di una produzione agroalimentare sostenibile per le generazioni future (...). A ciò si affiancano le politiche di prevenzione dei rifiuti, le crescenti performance in termini di riduzione in peso e volume del packaging e il contributo attivo delle nostre imprese al Conai, del quale esprimiamo la Presidenza per la consiliatura 2008-2011». Le previsioni per il 2010 Secondo le stime elaborate ad inizio anno da Federalimentare, nel 2010 la produzione alimentare dovrebbe tornare ai livelli del 2008, in prossimità quindi dei massimi storici toccati nel 2007, mentre l'export dovrebbe recuperare quasi per intero, nel corso dell'anno, il calo emerso nel 2009, per riprendere poi nel biennio 2011-2012, seppur con tassi modesti, il trend espansivo che l'aveva caratterizzato fino al 2008. Anche le vendite 2010 dovrebbero tonificarsi, pur se in misura ridotta rispetto ai miglioramenti che dovrebbero emergere sul fronte della produzione e dell'export. Federalimentare sottolinea come la fase presente, di difficolta generalizzata, debba essere utilizzata per ottimizzare i rapporti sul mercato interno e internazionale. Secondo l'Associazione, infatti, i rapporti di filiera spesso non sono equilibrati e sufficientemente trasparenti, con la GDO che esercita forti pressioni sui prezzi riconosciuti ai produttori e con pratiche contrattuali che talvolta esulano da una equilibrata remunerazione dei fattori. Sono prassi che si scaricano in modo pericoloso sulla tenuta dei margini, specie della fascia delle PMI, e che si riflettono sulla stessa tipologia qualitativa dei prodotti, come dimostra la segnalata erosione del valore aggiunto emersa in tempi non sospetti, prima della crisi economica attuale. L'attuale stato di crisi impone inoltre l'accelerazione degli sforzi promozionali all'estero. In generale, occorre sfruttare la crisi per portare a compimento obiettivi di efficienza, competitivita, logistica fin qui disattesi, in chiave di sistema e nell'area delle PMI. Secondo le previsioni, infatti, la flessione delle economie e dei mercati sarà lunga e quando la ripresa sarà iniziata potremo vedere che "l'asticella" della competizione si sarà spostata più in alto, facendo emergere le aziende dinamiche e forti, "selezionate" dalla crisi e capaci di offrire prodotti distintivi. • Rl 7-Luglio 2010
1 - Le cifre di base dell'industria alimentare italiana (valori in euro correnti)
2008 2009 Numero addetti Fatturato (valore) Produzione* Numero imprese Esportazioni Importazioni Saldo Totale consumi Posizione all'interno dell'industria manifatturiera italiana 120 miliardi euro (+6,2%) -0,6% 6.400 industriali (con oltre 9 addetti) 386.000 di cui 253.000 dipendenti 19,84 miliardi di euro (+9,3%) 16,26 miliardi di euro (+5,7%) 3,58 miliardi di euro (+29,5%) 209 miliardi di euro (+3,0%) 2° posto (12%) dopo settore metalmeccanico 120 miliardi euro (+0,0%) -1,5% 6.350 industriali (con oltre 9 addetti) 378.000 di cui 248.000 dipendenti 18,87 miliardi di euro (-4,9%) 14,59 miliardi di euro (-10,3%) 4,28 miliardi di euro (+19,6%) 206 miliardi di euro (-1,5%) 2° posto (12%) dopo settore metalmeccanico a parità di giornate lavorative Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat *Le variazioni sull'anno precedente sono calcolate sulla produzione "in quantità
Fonte: Annuario Industria Alimentare in Italia 2010, Agra Editrice 3 -1 principali prodotti alimentari esportati nei primi 7 0 mesi 2009 caffè birra alcool molitorio pasta
Foto: Gian Domenico Auricchio Presidente di Federalimentare I